Bezos sì, Bezos no. Un quesito che avrebbe forse risvegliato perfino l’interesse sopito degli elettori, se fosse stato oggetto di referendum. L’argomento è di quelli che scaldano le tastiere: il fondatore di Amazon – fra gli uomini più ricchi del pianeta – approda in uno dei luoghi più belli (e fragili) del mondo, la Laguna di Venezia, per sposare la giornalista Lauren Sanchez.
Ne è nato un “never-ending wedding”, come dicono i cronisti mondani: liturgie e cerimonie più lunghe delle polemiche che le circondano. Alcuni avrebbero liquidato il tutto con un semplice (e sempre complicato) “sì”; per altri l’evento resta un caso-studio su potere, denaro e spazi pubblici.
Siamo sinceri: potremmo inseguire all’infinito il dettaglio sugli invitati, gli abiti couture, il menu gluten-free o la playlist delle star. Tutte le redazioni – nessuna esclusa – hanno giocato questa carta, guadagnando click e copie vendute (primo “bonus Bezos” dell’operazione). Ma per capire se il gioco valeva la candela dobbiamo andare oltre i pettegolezzi.
Qui le opinioni divergono su tre piani principali:
Morale pubblica
Parlare di “trash” o di invidia sociale ci porta su terreno sdrucciolevole. Cosa è lecito giudicare? E soprattutto: chi decide ciò che è “bene” in un contesto globale in cui i filantropi d’oltreoceano aprono musei… o semplicemente festeggiano?
Valore pedagogico
I detrattori sostengono che l’evento lanci un pessimo messaggio ai giovani: “i soldi aprono tutte le porte”. Ma, a voler essere onesti, bisognerebbe allora setacciare ogni smartphone per rimuovere milioni di modelli dis-educativi presenti ogni giorno sui social. Missione impossibile.
Uguaglianza e diritti di accesso
Se l’ingorgo di turisti low-cost mette a rischio i pavimenti di San Marco, il biglietto d’ingresso alla città è davvero “meno democratico” di un matrimonio-evento a porte (quasi) chiuse? La protesta #NoSpaceBezos – circa 700 persone fra ponti e calli – ha sollevato una domanda legittima: le regole ambientali sono state rispettate?
Tra glamour, imbarcazioni blindate e security hi-tech, la cerimonia ha portato nelle casse venete una stima di 30 milioni di euro. Un “disturbo” di due giorni che, calcolatrice alla mano, equivale a mesi di spettacolari campagne promozionali per il turismo. Già dal mattino successivo i veneziani tornavano a salire sul vaporetto per andare a lavorare, lasciando il Canal Grande alla sua routine.
Forse sì, forse no. Il “bacio dei ricchi” resterà nei feed dei social più a lungo del dibattito sui costi (e benefici) dell’iniziativa. Ciò che rimane è una riflessione aperta: quando una città-simbolo diventa location-set, il confine fra interesse pubblico e spettacolo privato si fa sottile.
Nel frattempo Venezia – fra acqua alta, overtourism e nuovi ticket – continua a interrogarsi sul proprio futuro. E noi con lei: era davvero questa la prima preoccupazione o, dopo i 30 milioni incassati, la Laguna può permettersi di voltare pagina con un sorriso (e qualche polemica in meno)?
Ricchi e felici? Non proprio. Il rapporto causa-effetto fra eventi privati di lusso e ricaduta pubblica resta un nodo da sciogliere. Ma se il matrimonio di Jeff Bezos ha avuto il merito di riaccendere il dibattito, la domanda resta aperta – come certi tramonti veneziani: quanto vale, oggi, il diritto collettivo alla bellezza?
Claudio Brachino è giornalista, conduttore televisivo e saggista. Ex direttore di Videonews, Sport Mediaset, Il Settimanale e Radio Montecarlo News, ha scritto per Il Tempo e Il Giornale. Oggi è opinionista per La7 e Rai, editorialista del Multimediale di Italpress e direttore editoriale di Good Morning Italy. Dal 2024 guida “Netweek Calcio”. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano la Giara d’Argento, il Magna Grecia Awards e l’Italian Sport Awards. Vai alla bio completa
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