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L’Italia non è un paese per vecchi

L’Italia è un paese vecchio, ma non è un paese per vecchi. Il record europeo delle morti per Covid, il record della vergogna, non è dovuto al fatto che da noi ci sono tanti anziani, che da noi vengono curati meglio che altrove vivendo dunque più a lungo.

Questa è la narrazione retorica governativa.

La verità è che noi, in senso sociale e simbolico, abbiamo sulla coscienza molti nostri nonni per una serie di ragioni poco popolari politicamente. Innanzitutto manca una visione complessiva della vecchiaia, è vero si sta più al mondo grazie al progresso della scienza medica e a un generale innalzamento della qualità della vita.

Poi però a quegli esseri umani che si trovano nell’ultimo tratto dell’esistenza, il più fragile, non sappiamo che valore dare: sono il nostro patrimonio di saggezza e maturità, o un inconfessabile peso da abbandonare a se stesso?

Decliniamo questo ragionamento antropologico nei due settori decisivi, sanità ed economia.

L’accesso alla salute nel nostro paese è fortemente diseguale, non solo in termini territoriali. Chi se lo può permettere può sfruttare le eccellenze e la riduzione dei tempi del settore privato. Chi non se lo può permettere aspetta mesi per esami fondamentali e non sempre viene assistito nelle strutture pubbliche o semipubbliche come si deve.

Ancor prima che i vecchi morissero in alcune Rsa per Covid, se ne andavano all’altro mondo per sepsi con origini difficili da dimostrare. L’aspetto economico si intreccia dunque con quello sanitario.

C’è troppa differenza nelle pensioni. Con la minima da soli in una grande città si paga forse l’affitto, ma non si mangia e certo non ci si cura a dovere. Altri più fortunati con una pensione dignitosa mantengono un intero nucleo familiare e vivono alla fine tutti male.

Siamo in un sistema liberale, quelli che si sono meritati un ricco assegno, buon per loro. Ma le pensioni d’oro o baby sono ancora oggi una vergogna. Poi c’è la solitudine, la mancanza di una rete di protezione allargata dell’anziano.

Infine la più moderna delle disuguaglianze, quella tecnologica. In molte zone d’Italia non arriva la banda larga e in molti, soprattutto nella quarta età, dopo i 75, non conoscono l’alfabeto per entrare nel web e nei social e nessuno glielo insegna.

Una telefonata allunga la vita, si diceva, tanto più è vero in questo Natale da Dpcm. Chissà magari skype migliora per un attimo il nostro cuore, in senso fisico e metafisco.

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