I mutui crescono a dismisura. Lagarde, tira dritta per la sua strada, alza i tassi di interesse con costanza e senza dubbi.
Ci risiamo, il mal d’Europa è come l’eterno ritorno di Nietzsche o la coazione a ripetere di Freud, qualcosa che ciclicamente porta ansia nella politica italiana. Come problema reale e come occasione strumentale.
Il prossimo anno si vota e Giorgia Meloni si appresta a svolgere un ruolo da protagonista nella nuova possibile alleanza tra popolari e conservatori. Ursula, quella vera non un modello di alleanze, punta alla riconferma di Presidente della commissione Ue ed evita di spingere sull’acceleratore delle criticità dell’Italia.
Sul Pnrr i problemi sono giganteschi, formali, burocratici, ideologici, progettuali. Facciamo fatica a intascare le rate già previste e ancora di più a mettere a terra i dossier per prendere quelle mancanti. Tra la fine del 2022 e quella del 2023 ballano circa 50 miliardi, una cifra di cui noi abbiamo bisogno per la nostra bilancia economica complessiva.
A proposito di salute economica, la soddisfazione per la nostra crescita superiore alle attese è totalmente rovinata dalla signora Lagarde, capa dei tecnocrati di Francoforte. La Bce tira dritta per la sua strada, alza i tassi di interesse con costanza e senza dubbi, un cristallo monetario duro e puro che pensa solo a riportare l’inflazione al 2 per cento, costi quel che costi. Ma i costi sono salati, per cittadini e aziende.
I mutui crescono a dismisura e mangiano ormai le entrate familiari, gli imprenditori che hanno fatto prestiti importanti devono vendere o chiudere. E poi c’è il riflesso sul nostro immenso debito pubblico. La premier ha alzato il livello dello scontro ma la Banca centrale europea ha preteso e ottenuto autonomia totale dalla politica e dalle altre istituzioni europee.
Quando è fallita la Silicon Valley Bank la Fed fu convocata di notte dal presidente Biden. La Lagarde invece non ascolta nessuno, se non i falchi tedeschi del suo board. Che fare? Come agire in termini nazionali?
Difficile trovare una strada ma la campagna elettorale per riformare Bruxelles è aperta, con l’ombra della recessione che ci insegue.
Ultimo ma non ultimo il capitolo Mes, il Fondo salva-Stati rivisto con la pandemia. L’Italia, forse, lo ratificherà per ultima in autunno, solo dopo scambi diplomatici favorevoli su Patto di stabilità e Pnrr, intanto la Meloni ha fatto un’appassionata arringa ciceroniana in Parlamento per dire che è totalmente contro. Se non è mal d’Europa questo… e dal fronte ucraino non arrivano certo belle notizie.
Claudio Brachino
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