Economia

Tetto al contante, pos e carte di credito

Tetto al contante, pos e carte di credito. La discussione sul contante che imperversa nel dibattito pubblico, con tanto di economisti, sondaggisti e pasdaran delle opposte fazioni, è pura retorica. Eh sì, anche la politica si serve della retorica. Non solo per convincere qualcuno di qualcosa, in modo non dissimile dal marketing pubblicitario o dai nostri antenati greci e romani che rivolevano un loro terreno, ma anche per distogliere, spostare il focus, confondere le proporzioni.

La metonimia, la figura madre dello scambio della causa con l’effetto, ci sta portando per mano in questo inutile abisso dove il piccolo ha preso il posto del grande. Abbiamo problemi così complessi che stare tutto il giorno a discutere del pos quando pago in un negozio o del tetto al contante sembra quasi una presa in giro. Non che non se ne debba discutere, ma ridurre il giudizio su un’intera legge di bilancio a queste due misure o è demenziale, o è disonesto.

Ma davvero qualcuno pensa che i grandi evasori abbiano bisogno di questi due strumentini per sottrarre l’equivalente di molto di più di una manovra alle casse dello Stato? Ma davvero qualcuno pensa che la criminalità organizzata abbia bisogno di questi due strumentini per riciclare montagne di soldi che vengono dal traffico della droga?

Eppure mediaticamente questa è, tranne qualche eccezione, la “manovra dell’evasione”. Invece è la manovra delle bollette, perché gran parte delle risorse vanno a famiglie e aziende in difficoltà. Questa è la semplice verità, chiamatela notizia, però il mainstream politicizzato l’ha fatta quasi scomparire, l’ha fatta diventare piccola piccola, per il meccanismo retorico di cui sopra.

Gli ha tolto senso e centralità, l’ha fatta fagocitare dalla finta esperienza del cittadino-destinatario-elettore, nel cui cervello domina ormai un enorme pos con mazzette di euro sparse in uno scenario staccato dalla realtà. Anche le critiche di Bankitalia, autorevoli ma non apodittiche, liquidano in fretta i 21 miliardi per l’energia per concentrarsi sul vil denaro.

Detto questo la maggioranza ci ha messo del suo in quanto a spirito di autopunizione tafazziana. Capisco le promesse elettorali ai commercianti e ai lavoratori autonomi, ma si sapeva che l’Europa aveva legato gli assegni del Recovery alla realizzazione di alcune riforme, tra queste la digitalizzazione come strumento di lotta all’evasione fiscale.

La Meloni inaugurando sui social la sua agenda del dialogo disintermediato con gli italiani, ci ha in parte già ripensato, segno che le è ben chiaro cosa si pos fare e cosa non si pos fare. Riguardo al tetto al contante mi sembra che l’Europa non ci venga incontro, ognuno fa come gli pare e nei paesi dove il tetto non c’è, non c’è neanche una relazione deterministica con evasione e riciclaggio.

Il pagamento in contante viene considerato importante da Bruxelles come elemento di inclusione sociale perché così anche i meno abbienti possono fare delle transazioni, però l’anonimato può facilitare le attività illegali e dunque si stabiliscono alcune regole per limitare questi rischi.

Da liberale non da salotto, dunque genuino, sono contrario a tutti i tetti ma sempre da liberale mi capita di vivere giorni interi senza un euro in tasca con le carte di credito. Forse ha ragione Salvini che chi non paga il caffè in contanti è un rompiballe, tradotto, se la commissione bancaria si mangia il guadagno di una tazzina perché uno dovrebbe stare dietro un bancone?

Io uso le carte per altro ma mi è capitato pure per il caffè e se capita devo poterlo fare in una democrazia che si dice moderna. Vedete è bastato poco e ci siamo sprofondati anche noi nell’infinito piccolo di una tostatura, ma se guardate bene in fondo alla tazzina ci sono molte cose in controluce, i giovani che muoiono in Iran per la libertà, gli ucraini che muoiono al freddo per la libertà, e con il freddo il prezzo del gas che è tornato ad aumentare…forse nel 2023 bisognerà trovare altri soldi per caro energia e inflazione. Ma no, questi sono temi troppo grandi….meglio na tazzulella ‘e cafe’.

Claudio Brachino per Il Settimanale

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